sabato 25 aprile 2009

Lo stato delle cose


  1. Preso il sole
  2. Speso 40 euro di libri
  3. Essere innamorato
  4. Cantare sotto la doccia
  5. Desiderio di prendere la chitarra
  6. Poco tempo
  7. Telefonate rimandate da troppo
  8. Il peso delle impellenze
  9. Un abbraccio che arriva
  10. Un libro in inglese
La vita passa in ogni cosa.
Ogni luogo ha un camino
quando fuma sta producendo,
sta vivendo. In questo periodo
sto fumando anche troppo.


Dovrei smettere di fumare in un senso concreto
e continuare a fumare in senso metaforico.



sabato 14 marzo 2009

La Mattina

"Tutto tace...
Un bambino è sulla spiaggia
Guarda il sole che gli parla
e non gli pare
che passino tante ore
E' incantato davanti al sole
e non si muove
non respira
solo, in fondo al suo cuore,
c'è la vita
mentre sulla spiaggia tutto tace."

Simone, 11/03/1995




Avevo dieci anni e questa poesia scritta con la calligrafia di mia madre su un vecchio foglio la ricordo come fosse oggi. Era appesa alla libreria improvvisata, mi viene in mano da una vecchia scatola.
C'è la mia firma in fondo. Chi si ricorda che cosa faceva a dieci anni?

Mi sono emozionato per tanti motivi.



lunedì 9 febbraio 2009

noi siamo libertà

"per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno.
morirò qui, tutto di me finirà
tutto.
tranne quell'ultimo centimetro.

un centimetro è piccolo ed è fragile
ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere
non dobbiamo mai perderlo o svenderlo
non dobbiamo permettere che ce lo rubino

spero che chiunque tu sia, almeno tu possa fuggire da questo posto
spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio

ma quello che spero più di ogni altra cosa
è che tu capisca cosa intendo
quando dico che anche se non ti conosco
anche se non ti conoscerò mai
anche se non riderò
e non piangerò con te
e non ti bacerò
mai

io ti amo
dal più profondo del cuore
io ti amo"


la nostra prigione non è fatta di mura e carcerieri
non è fatta di sbarre e odori acri
ma di parole non dette
di pensieri non espressi
di parvenza di idee
di noi stessi

e anche se per questo non moriremo,
certamente non saremo mai vivi



lunedì 2 febbraio 2009

e di nuovo la luce


alle volte si spengono le luci, alle volte si riaccendono.
in un sommesso bagliore oggi le riaccendo.

yup si sveglia di soprassalto, oggi che scrivo?
non importa, oggi di solo che sei tornato, il resto verrà da se.
se di qui passa qualcuno, un piccolo saluto.



ebbe come un sossulto
-- ma era solo --
l'ennesimo cortocircuito





sabato 12 aprile 2008

evviva l'italia







"Itaaaaalia, itaaaalia... Di terra bella e uguale non ce n'è"

e citando blade runner...
"E' tempo... di... emigrare"



mercoledì 16 gennaio 2008

c'è il sole

ciao.

ci sono dei momenti in cui l'unica cosa sensata da fare è buttar fuori.
questo è uno di quei momenti. io scrivo.

è una situazione strana. ho tutto qui in testa ma è in disordine, ha bisogno di uscire ma non riesco ancora a trovare il giusto ordine, ammesso che ce ne sia uno solo.
è una sensazione, sono convinto che quasi tutti l'abbiano provata almeno una volta nella vita, quando sei a un passo dalla chiarezza di pensiero ma manca quel pezzo che ti fa capire esattamente quale sia il senso. non è certo una chiarezza duratura, è un attimo e poi sono convinto che lentamente si ritorni nel caos, per riordinare tutti i nuovi pezzi e trovarne un'altra, successiva forse, e così via.

fatto sta che sono in questa situazione, sono a un passo dal capire qualcosa.
negli ultimi mesi si sono succeduti una serie di eventi importanti, non avvenivano così tante cose da molto tempo, e tutto questo ora mi porta a riflettere sul dove sto andando e probabilmente anche sul perché.
ho sempre pensato che ci fosse un tempo per le domande giuste, sono altre sì convinto che non ci sia affatto un tempo per le risposte e che tanto meno ne esistano di giuste.

in parte rifletto sulla vita reale, quella di tutti i giorni delle persone che ci circondano, degli avvenimenti e soprattutto della maniera in cui noi stessi, io stesso mi pongo.
io non sono felice.
non sono felice ma non sono neppure triste, ne disperato. è tutto nel palmo di una mano, il futuro, le scelte, le conseguenze; no, le conseguenze, quelle, non sono nel palmo di una mano, ma sono altrettanto vicine.

in parte invece rifletto su qualcosa di più astratto, filosofico secondo qualcuno.

penso sia il fatto di fare i conti con me stesso, guardarmi allo specchio, ogni mattina.
è il silenzio.
quando si vive da soli il silenzio ci circonda in maniera terrorizzante.
è la musica.
la musica è un modo per allontanare il silenzio, colmarlo, ma non sono particolarmente convinto che la soluzione al silenzio sia coprirlo, o come dice la pubblicità "non copre gli odori ma li neutralizza".
perché mai dovremmo neutralizzare il silenzio?
forse perché ho paura di ritrovarmi da solo e pensare veramente.

non ho detto nulla vero?

ci riprovo.

ho paura di rimanere solo. io so chi mi è veramente vicino e chi non lo è.
il problema è che probabilmente fra qualche mese andrò via, in un altra città, lontano.
è difficile rapportarsi con questo evento: sembra che ogni legame, ogni filo che mi lega debba spezzarsi.
non è così, non è la soluzione.
non voglio perdere chi amo e non me lo permetterò.
è eccitante l'idea di costruirsi un futuro reale, con le tue mani, in un altro luogo, con le tue mani.

"E così ricomincia a pensare, no a riflettere. no. viaggiare.
Solleva la tazza fino a far toccare il bordo tiepido con la punta del naso; respirando l'odore del thé risale lentamente ed egli socchiude leggermente gli occhi.
Abbassa la tazza e beve un sorso.
Albeggia fuori e la luce calda comincia a illuminare i tetti.
Solitamente la mattina non rifletteva mai su qualcosa in particolare, più che altro colori, ma da quando aveva aperto gli occhi aveva un pensiero fisso. "Sono solo".
Prese le chiavi non manca nulla. Esce con qualcosa di sensato indosso.
La mattina le persone hanno qualcosa di malinconico, si è tutti in silenzio, le saracinesche che si aprono, un cane che abbaia a qualche piccione malandato. Routine.
Due biglietti e un giornale inutile, come ogni mattina, per riempire quel tempo che intercorre fra casa e lavoro. Questa mattina solo due biglietti. Il tempo.
Sulla metropolitana in ritardo, come in quasi ogni altro luogo, la gente è chiusa in quello che si può chiamare il proprio cerchio; un perimetro invisibile di protezione, la distanza minima accettabile fra due sconosciuti. Sulla metropolitana il cerchio corrisponde al proprio sedile e non si estende oltre.
Qualcuno dorme, qualcuno legge, qualcuno parla. Siamo distanti, terribilmente distanti.
Il lavoro è lavoro, si cancella tutto ci si immerge come nella tazza di un cesso, si trattiene il respiro per ore e poi si esce. I capelli sono bagnati, ma un asciugamano può bastare.
Il pomeriggio qualche ragazzino scherza e due vecchie si indispongono in un prestabilito momento di solidarietà. Il cerchio è qualcosa di più di un mero perimetro spaziale.
Probabilmente delle centinaia di visi che ci passano accanto ogni giorno la gran parte li abbiamo già visti, semplicemente non ce ne ricordiamo; come biasimarci, non sono persone quelle che ci passano attorno ogni giorno, sono entità, indistinte, silenziose.
Prende un aperitivo con un amico, con qualcuno di conosciuto, si racconta di lei e poi di lui e di quell'altro, si discute di politica, di religione e inevitabilmente di sesso, si decide cosa fare e quando farlo e che sarà una cosa importante; poi si vedrà.
Qualche giorno si organizzano progetti, altri giorni li si realizzano davvero. Non oggi.
Ogni tanto qualcuno piange, e piange davvero e lui fa qualcosa, perché è importante. Non oggi.
Sono una serie di variabili che decidono quali comportamenti preordinati domineranno la giornata, ma la giornata molto spesso differisce per poche misere variabili.
E ci sono dei momenti che sembra valere la pena di vivere, e che poi si rivelano effimeri e inconsistenti. Come oggi.

"Sono solo".

Mi annoio, mi annoio da solo. Ci devo pensare su.
Ho qualcosa da dire, lo so che ce l'ho.
Non penso fosse oggi.
Buonanotte.



giovedì 10 gennaio 2008

scompaiono i visi

scompaiono i visi dalla mia memoria, rimangono ombre di un passato,
qualche luce, pochissime cose alla giusta esposizione.

questo blog chiude per un po'.
ho bisogno di riflettere.

ciao



martedì 25 dicembre 2007

sembra essere natale


in attesa di smentita, dal politico o giornalista
di turno, vi auguro una buona serata

è stato un bel giorno.
chiamatelo natale, 25 dicembre o come volete, a me sembra
che stare assieme sia proprio una bella cosa.

a presto, torno a perdere a carte e a sgranocchiare pistacci.
ciao ciao...



lunedì 10 dicembre 2007

Castigat ridendo mores

ma porca puttana, vi rompeva così il cazzo?

c'è in questo momento fermento perché il programma di luttazzi è stato cancellato (ufficialmente per una surreale esplicita battuta con protagonista giuliano ferrara); il mondo (quello che sa) si divide in pro e contro.

chi è pro dice che è una vergogna che una televisione come La7, che si proponeva come libera e vitale, si dimostri in fondo come tutte le altre.
chi è contro dice che luttazzi è volgare e non fa ridere, che l'aver chiuso il suo programma sia stato inevitabile e giusto

io penso che la volgarità non stia nelle parole ma nelle situazioni; a questo proposito mi sono ritornati in mente tanti passaggi di rebelais, e mi viene un sorriso quando ancora oggi tante persone pensano che la volgarità si trovi nelle espressioni scurrili.

a parte il fatto che c'è voluta addirittura una replica prima che qualcuno si accorgesse della battuta (secondo me ha fatto ben di peggio in queste settimane) credo che luttazzi, nel caso, avrebbe dovuto risponderne personalmente a Giuliano Ferrara o alla giustizia (se fosse stato denunciato dallo stesso).
insomma, La7 fa un programma che va a gonfie vele, molti sono contenti, chi non lo è non lo guarda. no?

sono ingenuo, lo so. mi piace veder le cose come dovrebbero essere, e invece dietro ce stanno tante belinate.

secondo me a ferrara non gliene può fregar de meno, e luttazzi come minimo è "contento".
la gente che guardava luttazzi se ne farà una ragione (ce la siamo fatta per 6 anni, se i tempi non sono maturi aspetteremo continuando a far sentire la nostra voce a teatro e in libreria).
la realtà è che alla fine l'unica che ci perde è La7, che con questa figura barbina ha perso tanti spettatori.

e poi fra qualche tempo (secondi?) ci dimenticheremo tutti di questa brutta storia e ricominceremo a guardare il buon crozza dimenticandoci dell'embargo La7ittano.

e tutto ritornerà come prima.
atarassico.



domenica 25 novembre 2007

Buon natale



Eccitato: questa è la parola giusta.
Io non ho un caminetto ma una vecchia cappa con un buco piccino, ma mia nonna mi ha detto che Babbo Natale può passare anche da li. A parte il fatto che Papà Natale è grasso, in realtà non credo che sia lui a portare i regali; lo so che è la mia famiglia, ma mi piace ascoltare la nonna che prima di dormire mi racconta del viaggio nel freddo della notte mentre tutti noi siamo al caldo nei nostri letti.
E allora, anche se non ci credo, ho fatto finta di addormentarmi e quando la nonna ha spento la luce io ho aperto gli occhi e sono rimasto nel silenzio ad ascoltare. Poi mi sono addormentato.
La mattina di Natale mi piace un sacco: non serve che nessuno mi venga a svegliare, perché mi alzo sempre presto. Qualche giorno prima facciamo l’albero con tante palline e lucine colorate e lo mettiamo sopra un armadio perché sennò il mio gatto ci gioca e lo rompe.
Così io ci provo a giocare però mi trovo sempre a girare per il salone dove c’è l’armadio e guardo i regali che sono in alto e non ci arrivo.
Poi mia mamma si alza e fa qualche cosa che non mi ricordo, mentre la nonna fa da mangiare.
Per tutta la mattina arriva tutta la famiglia per il pranzo: mia zia Sara che porta un sacco con tanti regali, poi la zia Linetta con lo zio Gino, che si mette subito davanti alla televisione e non si toglie più; poi alla fine arriva il mio babbo che sale le scale pianissimo e legge il giornale, e io lo guardo dall’alto.
Dopo un po’ ci mettiamo tutti a tavola e ci sono un sacco di cose buone e io mangio tantissimo, anche se di solito mangio lo stesso tanto, però di più.
E’ bello perché siamo in tanti e tutti parlano e in alto vedo l’albero che si illumina con tutti i regali che sono diventati tanti perché ogni persona che arriva ne porta un po’.
Poi c’è sempre la vicina che suona e porta un regalo per me, però lo so già prima che non mi piace perché è sempre un transformer oppure un vestito; non mi piacciono i vestiti perché non mi servono, invece i lego mi piacciono tanto.
Mentre mangiamo il nonno mi fa sempre un sacco di scherzi come che i regali non si aprono fino al giorno dopo, ma io non ci credo anche se un po’ subito mi spavento.
Quando finiamo di mangiare ci sono sempre i dolci, che di solito non ci sono mai, e io mangio un sacco di cioccolatini e altre schifezze fino a che non arriva mio zio Marco.
I regali non si possono aprire fino a che non arriva lui e io aspetto sempre impaziente perché voglio aprirli subito la mattina però non si può.
Quando arriva mio zio sono sempre felicissimo e lo abbraccio, perché finalmente si aprono i regali.
Allora sparecchiamo per bene e poi ci mettiamo tutti attorno al tavolo e mio nonno prende una sedia e si mette davanti all’armadio: poi prende uno per uno i regali e mi fa gli scherzi come che quando sono regali per me dice che sono per qualcun altro e poi dice che si è sbagliato e io ci rimango male.

La sera quando il babbo ascoltava il telegiornale ho sentito che dicevano che il Natale è una festa consumistica, mi sembra; io non so cosa sia questa consumista però, secondo me, deve essere una cosa bellissima.



Manca esattamente un mese e per questo penso di essere il primo. Vi auguro un buon natale, di provare le sensazioni e le emozioni di quando eravate bambini. Le mie erano dolci e di festa. Non ho più provato emozioni del genere. La disillusione è proprio una brutta cosa.
Per inciso, nel caso qualcuno avesse frainteso, questo testo l'ho scritto un anno fa per ricordare ciò che era per me il periodo del 25 dicembre e, soprattutto, da bambino non ho mai creduto a babbo natale!

BUON NATALE BASTARDI :)



giovedì 8 novembre 2007

dura la vita...

certi giorni proprio non riesco a fare a meno di ammazzarmi di lavoro.





domenica 4 novembre 2007

tempo

scorre in una ovattata realtà il tempo di oggi,
ti trascina così dolcemente che non ti accorgi che passa.

ma

alla fine del mese, ogni mese, ci accorgiamo che ne
è passato un altro e che forse anche questo è andato bene.
sembra di rincorrere qualcosa di astratto che, però,
ci colpisce benissimo nel concreto.

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colgo l'occasione per consigliare due film: era da un po' che non mi capitava di vedere quello che per me è un bel film (bellissimo sta su un'altra scala, ma di solito la scala su cui si attestano le pellicole è rasente il mediocre), meno che mai vederne due di seguito.

ra • ta • tuj
ratatouille (ovvero un semplice piatto di verdure che avrà
qualcosa da raccontare nel film), è un film/cartone veramente
originale. il solo fatto di trattare il tema culinario come qualcosa di artistico ed emotivo è stimolante e innovativo (per coloro che
fino a qualche giorno fa disegnavano macchine con gli
occhi e originalissime famiglie di supereroi)
peraltro non mancano le trovate esilaranti;
insomma vale senza dubbio la pena.
ah, nell'attesa si può sempre vedere un piccolo corto
(sempre della pixar) che appare subito prima del film.



giorni e nuvole
il nuovo film di Soldini, nuovamente ambientato a Genova.
mi annoiano coloro che mi raccontano la trama,
quel che volevo dire è che questo film mi ha
senza dubbio emozionato. Soldini lascia un po'
la favola ai vecchi film (anche se non del tutto)
e costruisce qualcosa di terribilmente reale...
e poi, per tutta una serie di coincidenze, finisco sempre a
vedere i film ambientati a genova alla sala sivori... strano.



sabato 27 ottobre 2007

realisticamente parlando...

Si sa, nei film scorre tutto perfetto, o almeno nei film che da decinaia di anni ci propinano in tutte le salse: siamo abituati a situazioni, reazioni e dinamiche assolutamente coerenti, sceniche, costruite a tavolino per trasmettere messaggi semplici, azioni coerenti e soluzioni ovvie.

Sembra però (un tempo avrei detto "mi dicono dalla regia") che nella vita tutto ciò non ne voglia sapere di funzionare così; per uno strano gioco perversamente sadico il risultato delle azioni, soprattutto se plateali (e la parola stessa penso esplichi bene il concetto), è lungi da un copione scontato, e le stesse azioni nel loro svolgersi raramente seguono il percorso che nella nostra mente pigra si è filmicamente delineato.

E' tragico...

Litigate violente creano situazioni esilaranti, dove sbattere una porta significa sbattersela sulle mani, al gesticolare con enfasi consegue la distruzione di oggettistica varia (specie se preziosa) e così via, andarsene con stizza è anche inciampare e stendersi sul selciato.

Quindi nell'atto di andar via, dopo una accesa discussione al un tavolo di un bar, scopriamo che non abbiamo cinque euri da lasciare per pagare il colpo, ma un tragico biglietto da venti: e allora cosa si fa? si aspetta, si va al banco col rischio che non si veda che paghiamo (gesto importante per palesare un distacco), oppure si chiede il resto di venti al nostro interlocutore dal quale ci vogliamo allontanare in una scena che da plateale diventa patetica?

Non c'è un manuale, un prontuario, ci sono milioni di film dove tutto scorre perfetto, dove nelle scene "serie" se qualcuno è umano c'è sempre un altro ciak...

E noi ci sentiamo persi, goffi... forse originali.



lunedì 15 ottobre 2007

a chi cazzo...

l'ho prestato???

ho pronunciato questa frase qualche migliaio di volte e si contano sulle dita di una mano i casi in cui mi sono dato una risposta sensata con successivo recupero costruito con ignobili frasi (sarebbe il caso di tirare fuori le palle) quali "cavolo, devo averlo prestato a qualcuno" oppure "hai mica finito di leggerlo? è che volevo rivedere un passaggio che amo..." e via dicendo.

da un annetto sono in lutto, profondissimo lutto: piango la dipartita della VHS di "Rosentcranz e Guildester are dead", che per chi non avesse idea, è il mio film preferito e sottolineo preferito

Perché sul momento prestare sembra la cosa più bella del mondo, ma dopo le entusiaste note di condivisione che riempiono il cuore, il terrore ce lo ferma e infine la rassegnazione tira la catena.
Sono stufo di prestare cose (perché in fondo è di questo che stiamo parlando, della nostra schifosa anima materialista) che non tornano indietro.

Io so che voi avete delle cose mie, lo so benissimo e so anche che sperate che far finta di niente e snocciolare parole a caso nei momenti di silenzio vi protegga dalle mie biforcute richieste di restituzione; sarà forse il tempo a svuotare la mia memoria, o semplicemente sperate che dimentichi che l'ho prestato proprio a voi.
Io non dimentico, per dirla tutta: serbo rancore!

Però... (anche nelle migliori storie comunque ce n'è uno) però porca puttana non ricordo minimamente a chi ho prestato "Rosentcranz e Guildestern sono morti".
Se fai il finto/a tonto/a ti auguro la stessa fine.

Amen.



domenica 14 ottobre 2007

ne è passato di tempo

mi sento un disco rotto: smetto, riprendo, smetto e riprendo; "difficile rapporto col blog" direbbe un moderno (anche se comunque borioso) analista.

è che scrivere ultimamente mi sembra una barriera insormontabile. non mi nascondo dietro agli impegni, in fondo anche se è stato un mezzo inferno ultimamente sarebbe puerile e ingiustificato. non avevo voglia di scrivere: scrivere qui, scrivere per me, scrivere agli amici.

poi c'è stato lo sblocco: due giorni fa è arrivata una lettera. mi ero dimenticato il piacere di ricevere una lettera, inaspettata peraltro. io amo le lettere.

spulciando fra le lettere nel portone (sono ammassate sopra il contatore condominiale, ma visto che ora ho una cassetta gentilmente donatami sarebbe il minimo metterla su) ce n'era una per me: non conti, non pubblicità, non offerte imperdibili o regali speciali, una lettera scritta a mano da una amica in viaggio (figurato, perché si è solo trasferita).

sono salito di fretta, mi sono fatto un tè, ho aperto la busta e pagine e pagine e pagine...

bé, ho voglia di scrivere, di scrivere a chi è lontano, di scrivere per me e sul blog.
vediamo quanto duro.

(già che come al solito devo esagerare ho anche ricominciato a pubblicare foto...)


grazie :)



sabato 1 settembre 2007

paura di volare?

ormai mancano pochi passi, la brezza salmastra fra le piume è una sensazione eccitante.
le zampe si muovono come da sole, pervase da una forza inarrestabile: correre; correre verso il precipizio, con una fottuta paura in corpo e una serie di brividi continui.
solo pochi metri e poi il vuoto.
ho sognato questo momento per molto tempo, ho gustato l'adrenalina in sogno e adesso è qui; la paura di cadere è infinitamente grande, ma l'inevitabilità di prendere la via del volo non si può combattere, l'unica è correggere la direzione, mantenere l'equilibrio e spingersi al massimo cercando di non inciampare fino al salto.
e poi aprire le ali.


crescere è un lavoro duro ma si deve pur farlo



lunedì 23 luglio 2007

si tende a...

...credere che pestare una merda porti fortuna
solo perché è qualcosa che non possiede alcun lato positivo.





venerdì 20 luglio 2007

gattofariani si nasce... (parte prima)

urge una premessa... e premessa sia.
la citazione che seguirà proviene da un libro sacro del credo Gattofariano.
molti di voi storceranno il naso davanti all'ennesima setta religiosa di fanatici ma non è questo il caso.
il credo Gattofariano non è una filosofia ne una vera religione ma semplicemente una pagana fede misteriosa che avvolge la figura dei felini fin dalla notte dei tempi.
l'uomo e il gatto sono esseri che convivono da millenni e come tutti sappiamo furono addirittura venerati ai tempi degli antichi egizi.
nella vita moderna ogni sfaccettatura mistica di questo rapporto millenario si è perso, ma il rapporto che ognuno ha con i nostri conviventi felini è innegabilmente profondo;
chiunque abbia un gatto può capire cosa intendo quando parlo di questo rapporto mistico fra noi e i felini.

quest'oggi vi propongo un passo dal libro sacro dove ogni passaggio della storia felina è narrato, generazione dopo generazione.
la traduzione non è letterale in quanto la lingua felina è molto più semplice della nostra, mi perdonerete per eventuali imperfezioni.

dal sacro libro Gattofariano
E il Grande Gatto parlò ai suoi felini: "Vi sarà un giorno, figli miei, nel quale non sarete più adorati dall'essere che nomiamo uomolo: il triste giorno nel quale non avremo più nessun servitore. Quando tal giorno verrà dovrete trovare la maniera di farvi amare, poiché l'uomolo non vorrà più nutrirvi e curarvi come un essere divino; dovrete sfruttare ogni astuzia, lasciare dietro di voi ogni orgoglio e servire l'uomolo affinché egli vi dia un giaciglio e sostentamento."

la narrazione continua raccontando un consiglio che si riunì successivamente per discutere la questione: ne riporto un sunto che possa spiegare cosa avvenne
I felini riuniti al cospetto del Grande Gatto si guardarono attoniti; tutto ciò avrebbe significato perdere ogni privilegio, diventare dei comuni servi in cambio di un vitto.
Ci fu chi propose di disperdersi e tornare a vivere una vita libera, di tornare alle origini e abbandonare tale vita opulenta, ma ben pochi avrebbero accettato di perdere la comoda posizione e codesti felini vennero allontanati e vissero come raminghi.
Dopo lunghe discussioni si giunse alla conclusione che fosse necessario trovare una maniera per discernere quali uomoli avrebbero servito i felini e quali invece li avrebbero scacciati mantenendo quindi il proprio status ed evitando in questo modo di dover accettare compromessi e diventare servitori degli uomoli.
Fu difficile trovare qualcosa che ogni uomolo di qualsiasi ceto e etnia potesse avere a sua disposizione e che quindi potesse utilizzare (consciamente o inconsciamente) per mostrare ai felini la sua inimicizia, ma alla fine tutti furono d'accordo: "Ogni uomolo ha l'acqua!"
Quindi i gatti, nonostante l'amore millenario per l'acqua e i suoi frutti (n.d. pesci), decisero a malincuore di "allontanarsene".

Dopo molti secoli (n.d. i felini considerano l'uomo un essere ottuso) l'uomolo credette di comprendere la paura del gatto per l'acqua e coloro che non amavano tali divini esseri posero al di fuori delle loro dimore delle brocche piene d'acqua per scacciarli.
E i felini ebbero modo di discernere quali uomoli li avrebbero accolti e serviti da coloro che invece li avrebbero scacciati o peggio ed evitarono di piegarsi sfruttando l'astuzia felina e la stupidità uomola.

E così da quel giorno i gatti fingono di odiare l'acqua e ne fuggono con rabbia se li si costringe e l'uomo, senza comprendere, continua a mettere fuori dalle soglie di dimore, locande e botteghe brocche colme di acqua dolcissima; ma se nella notte in silenzio vi avvicinerete a uno specchio d'acqua in aperta campagna e silenziosamente osserverete, potrete scorgere gatti raminghi nuotare come pesci.


"le vibrisse del Grande Gatto sono infinite..."



martedì 12 giugno 2007

mi sto ammosciando...

'azzarola.

sono andato a recuperare un vecchio post di quasi un anno fa (per mio personale onor di cronaca) e mi sono messo a rileggere alcune vecchie cose (che tristezza dirà il lettore annoiato).

quel che scrivo è calato terribilmente in quantità, ma soprattutto in quantità

urge cambio di rotta...


"...e un pacato ordine giunse alla sala macchine
da un confusionario ponte di comando"



giovedì 7 giugno 2007

la verità in fondo a una tazzina di caffè

ok, cosa è successo?

mi sono perso dei pezzi, forse ero al bagno e quando è finita la pubblicità il film è ricominciato svelando chiavi di lettura fondamentali?



no, perché ogni tanto appare qualche notizia, mi arrivano delle voci, si scoprono delle cose...
non so se qualcuno ci gode (qualcuno invece no) a dire questo e quello su questi e quelli, fatto sta che mi sembra che il passato sia terribilmente manipolabile.

subito sbotto, ci penso su e mi sale qualcosa dentro, ma è solo una reazione a caldo.
poi ci rifletto su e mi accorgo che in fondo non me ne frega molto e allora lascio perdere, consapevolmente.

il passato è così soggettivo.

forse è per questo che una delle qualità che amo di più nelle persone è la sincerità, l'essere cristallini, perché tutto ciò tende a costruire un passato il più possibile coerente con la propria visione, e, certamente più importante, ci permette di vivere più sereni.

ci ho provato un sacco di volte a capire, ora mi limito ad ascoltare, e quando ho finito di bere il caffè quello che restano sono i fondini, che mi appaiono certamente più interessanti di tante parole vuote...

chissà poi perché sono così fissato con la realtà oggettiva, quella diabolica parola chiamata verità.
che noia...

vado a bermi una tazza di caffè.



martedì 22 maggio 2007

fischiettando

...scendo verso casa con un fischiettio che accompagna come sempre le mie giornate allegre, è sera e si sente un po' di fresco, ma è bello perché sta tornando l'estate.

Arrivo in piazza portello, sono al semaforo; mi giro, sto fischiando forte, e noto un ragazzo accanto a me. Mi guarda e poi mi chiede se ho da accendere.
"Certo" dico io, prendo l'accendino e glielo do.

Giro il capo per richiudere la borsa, mi rigiro e lui non c'è più. Guardo verso via caffaro e lo vedo correrre velocemente. "Cazzo", apro la borsa e controllo se per caso invece dell'accendino gli avessi dato la chiavetta usb. No. Controllo il portafoglio, il cellulare... No, era proprio l'accendino.

Riguardo verso via caffaro, ormai è a metà ma continua a correre.

"che pezzente"

e vabbè... è venuto verde, attraverso e continuo a fischiettare...



martedì 15 maggio 2007

tempismo...

e con 5 mesi di ritardo ecco che continuo un gioco sbolognatomi da lameduck

il libro più vicino a me era "LO STRALISCO" di Piumini (uno dei miei libri preferiti da bambino, lo tengo vicino al piccì, mi ricorda l'infanzia e l'importanza del colore), ma, ahimè, si ferma a pagina 82...

allungano un po' di più il braccio sulla scrivania trovo "HOTEL NEW HAMPSHIRE" di John Irving (uno dei miei amori del 2007), apro a pagina 123, salto le prime cinque frasi e ripropongo le successive tre...

"Grazie," rispose, piano. "Vedi un po' di portarmi tutto ieri e buona parte di oggi," disse. "Li rivoglio indietro."

sarò sincero, lo sto leggendo da un po' (ho letto, anzi sbranato le prime cento pagine poi è circa un mesetto che è li che mi aspetta... con Garp non successe così, ma ogni libro racconta una storia ed è per noi stessi una storia il leggerlo. io non ho fretta) e non sono ancora arrivato a pagina centoventitré.

mi chiedo quindi cosa possa significare, è così teneramente criptico, gioca con le parole, o forse allude a qualche discorso astratto fatto in precedenza (io amo irving).

forse è solo qualcuno che non se la sente di ricordare.
e io chi nomino? per una volta nessuno...




lunedì 14 maggio 2007

ognuno a modo suo


capita qualche giorno fa, parlando con un amico, di discutere di prestazioni sessuali.
ora non fate quei chilometrici trip su goliardici e schizoidi pseudo-maschi che rivaleggiano raccontando chissà quali momenti mistici, erano giusto due chiacchiere serene.

mi raccontava di un suo amico che ha, per sua sfortuna, la durata di una puntata di "TG2 10 minuti" a velocità decuplicata, con, ahimè, per la sua donna pari soddisfazione del guardare il suddetto programma.

un vero disastro.

dopo avergli consigliato ogni tipo di rimedio casereccio, tecnico, medico e immaginario (e aver ricevuto ogni tipo di risposta negativa) è giunto al consiglio del rimedio estremo.

egli mi ha svelato che nel momento del coinvolgimento il trucco ch'egli segue è la "distrazione".
niente di strano, penso io, anche se ad esser sinceri trovo difficile distrarmi, preferisco mantenere la concentrazione (ma questo a voi che vi frega?)

ecco, il punto che mi ha lasciato di stucco è la metodologia.
egli si ripete mentalmente una formazione calcistica totalmente inventata (di calcio ne sa quanto le mie piante grasse, che comunque ne sanno più di me), inserendo nomi di giocatori a casaccio (citò Gullit, dimostrando che non sono altro che reminiscenze infantili)...
senza esagerare però!
(il QB, rimane un MUST di ogni cosa)

semmai avessi problemi proverò a recitare la nazionale cantanti, e ad ogni nome un pezzo famoso relativo al giocatore, e nel qual caso non bastasse anche una delle tante ludiche goffe partite.

[un ringraziamento particolare va al correttore ortografico,
che in questi ultimi post mi salva da orribili errori
lui come prestazione è senza dubbio ottimo]



e per non far torto alle tradizioni quando
si parla di sesso non si può non citare il mare
io ovviamente lo faccio con una brutta foto,
che ci volete fare... "ognuno a modo suo".



giovedì 10 maggio 2007

6 mesi fa...

ti baciavo davanti a un'ascensore con persone imbarazzate che non aspettavano altro che si chiudessero le porte e che quei due aspiranti polipetti sparissero dalla loro vista
ti accompagnavo mano nella mano senza sapere cosa dire per vie allora sconosciute
ti lasciavo sulla porta di casa con un bacio lieve e tanti pensieri nella testolina

mi innamoravo di te...
...e non ho più smesso


[ ecco li, pure io cado nel solito, noioso, post smielato..
è un'occasione particolare, lasciatemelo fare...
(insulti di warlystar ammessi nei commenti, altri acidi si astengano) ]




mercoledì 9 maggio 2007

screzi in due pagine

CAPITOLO UNO

e a un certo punto decise che giunto era il momento: prese in mano la penna e si chiese di cosa poteva scrivere.

"di cosa posso scrivere?"

si, intendevo mentalmente

"ah ok, scusa"

NON CHIEDERE SCUSA, sei il protagonista, sennò che ti ho fatto protagonista a fare?

"ok, ma protagonista di cosa?"

ci sto arrivando, devi solo darmi...

"secondo me non lo sai"

porca puttana, ti ci stai zitto? zitto... poi che non so neppure se sei uomo o donna

"come non sai se sono uomo o donna??? e cosa sono?"

ti fo uomo... va

"e il narratore il sesto minuto ha fatto l'uomo, cioè la ragione, a sua immagine e somiglianza... mi sa che sono messo male"

fai poco lo spiritoso.

"ok"

ecco.
ti

"ci"

stai

"zitto"

ecco bravo...
dicevamo prese in mano la penna e si mise a scrivere...

"ehmm"

...si mise a scrivere di una vita...

"ehmm"

dimmi su, vedo che hai la mano alzata

"no, allora... ma non capisco, sono io che ho la penna in mano o sei tu?"

secondo te chi vuoi che ce l'abbia la penna in mano

"mmm"

tu hai la penna in mano!
io sono il narratore, e in quanto tale presiedo nella scala gerarchica dell'arte scrittoria una posizione più elevata, e in conseguenza di ciò, fondamentalmente, guadagno più dindi e mi posso permettere un computer su cui scrivere...
tu tieniti la tua penna...

"che poi se devo dirla tutta mi piace anche... però ora sto zitto"

meglio.

"ma succede qualcosa che mi sto annoiando?"

se ti ci stai zitto qualcosa succede.

"dai ma fammi parlare, mi piace parlare"

forse non ci siamo capiti

"forse..."

io sono il...

"narratore"

e tu sei il...

"protagonista"

e chi decide cosa succede?

"il narratore..."

quindi ora il protagonista...

"si sta zitto"

della vita che avrebbe voluto vivere, della vita che la vita stessa non gli aveva mai concesso

"ripetizioni..."

io decido cosa scrivere, tu non hai voce in capitolo

"uno"

santa pazienza...
perché la sua vita era povera, semplice e quella penna poteva portarlo dove voleva

"davvero? dove voglio io?"

no, dove voglio io, lasciami continuare...

"si papà"

e non chiamarmi papà

"d'accordo papà"

portarlo in mondi magici, oppure in un mondo dove il protagonista

"ma almeno un nome?"

in un mondo dove Marco

"marco? marco è troppo diffuso, posso avere un nome più esotico?"

dove Mirko

"mirko non mi piace, poi con la K..."

dove Mirko non era solo come un cane circondato da immondizia con solo una penna e un foglio in mano e neppure una compagna, un amico

"cioè noi non siamo amici?"

no, io sono il tuo capo.

"capito papà, però una compagna potresti farmela, poi prometto che al settimo minuto ti riposi"

un mondo che non avrebbe visto mai, una vita meravigliosa

"bla bla bla"

ma alla fine capì che non c'era nulla da scrivere e si rimise giù a elucubrare circondato da immondizia...

"vaffanculo"